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I ragazzi terribili della classe 4° A del Liceo artistico di Teramo decidono di somministrare del sonnifero al professore di matematica durante un compito in classe. Capitanati dalla pestifera Anastasia pensano così di farsi aiutare dall'esterno per questa difficile prova, ma gli eventi prendono una piega inaspettata. Il primo mediometraggio del regista è un capolavoro ironico e leggero. Ma il tono semiserio cela un cupo pessimismo che caratterizza i film del regista. non a caso il lieto fine esiste solo nei sogni, la realtà è fatta di azioni irrimediabili, chi sbaglia non paga e chi subisce rimane solo, è il caso di dirlo, come un cane. Per l'uomo, incapace di determinare le conseguenze della propria condotta, di aiuto non sono di certo le nuove tecnologie, come internet, che il regista da sempre considera con scetticismo. Presentato nella penultima serata del Premio Gianni Di Venanzo 2007, il film è stato accolto con ovazioni dal pubblico. L'eccellente cast è composto da veri studenti e professori del Liceo artistico di Teramo. Si avvera il sogno del regista, dai tempi di "Cujo" di Teague, di dirigere un cane. Alessandro Di Domenico |
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Stanca di essere malmenata dal marito alcolista e perdigiorno (Costantini), Letizia (Palumbi) medita di avvelenarlo con la complicità dell'amante (Di Domenico S.) ma non tutto andrà esattamente secondo i piani, a causa anche dell'intervento della diabolica suocera (Scorranese). I temi cari a Di Domenico quali l'homo homini lupus, l'incapacità dell'uomo di portare a compimento le proprie azioni, l'occhio per occhio come modo per regolare i conti, temi già presenti nell'angoscioso "La buca" tornano qui in una veste spassosa, un vero e proprio giallo alla hitchcock. Ma, al di là della finalità di intrattenimento, il film colpisce per la descrizione di un'umanità meschina ed interessata, di rapporti basati sull'inganno e sul sospetto, di un mondo dove è impossibile schierarsi per i buoni perchè non esistono. E, come in tutti i film del regista, se a compiere efferatezze è la vittima, che si trasforma in carnefice, non c'è castigo ma meritata impunità. Alessandro Di Domenico |
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Come in altre opere del regista Franco Di Domenico, anche ne "La buca" la vita è per l'uomo condanna all'esistenza. L'atroce vendetta che subisce il protagonista (Costantini), sotterrato interamente fino al collo, è metafora della dannazione terrena dell'uomo: il protagonista non viene ucciso ma sadicamente torturato e la morte, con la funzione salvifica, gli viene crudelmente risparmiata. Ma il vero nemico del contadino non è il pittore storpio (Di Marco), che nel finale è disposto a liberare la sua preda, bensì il destino beffardo che, deus ex machina, si impone sulle scelte degli individui. L'uomo dunque è piuttosto vittima del fato che non dell'odio dell'altro uomo ed in ciò si riflette la ormai proverbiale concezione pessimistica del regista: l'inutilità e l'inconcludenza di ogni azione umana, la prepotenza del fato e l'inerzia di Dio. La vendetta del "mostro" spoporzionata rispetto al torto subito è tema già presente nell'inquietante "Frcacks" di Browning. Da sottolineare l'interpretazione titanica dei due protagonisti. Alessandro Di Domenico |
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